
Fuori dallo Stato Italiano, eppure nel cuore di Roma, immersi nel sacro ma ricchi anche di memorie profane, i Musei Vaticani sono un universo misterioso che si apre al di là di un portone, attraverso quel muro che divide l'Italia da un altro mondo.
Questo concentrato di bellezza nacque quasi casualmente: nel 1506 in una vigna sull'Esquilino fu ritrovata, interrata, una scultura dall'aspetto antico, si trattava del gruppo statuario del Laocoonte, descritto da Plinio e ispirato ad un episodio narrato da Virgilio. La statua fu subito riconosciuta da Michelangelo e da Giuliano da Sangallo, inviati da papa Giulio II, perché verificassero la fattura di quello che già appariva come un capolavoro. Il papa decise subito di acquistare la scultura, e impedì persino ai Conservatori Capitolini di farlo.
Così il Laocoonte fu esposto in Vaticano per essere ammirato in tutta la sua drammaticità e andò ad arricchire la prima raccolta del museo, proprio quella di papa Giulio II. Trovò subito posto nel Cortile del Belvedere progettato da Bramante: il "Cortile delle Statue", in cui artisti, viaggiatori ed eruditi provenienti da ogni dove si soffermarono per ammirare e copiare i capolavori esposti.
La costruzione dell'attuale Museo Vaticano iniziò durante il pontificato di Clemente XIV; oggi è la più vasta collezione d'arte del mondo con più di 70.000 oggetti esposti al pubblico e altri 50.000 conservati nei depositi.
Il nome completo dei Musei Vaticani è "Musei e Gallerie Pontificie". Si tratta infatti, non di un'unica entità, ma di un complesso di musei ospitati in sale che sono dei capolavori esse stesse: la Cappella Niccolina, decorata dal Beato Angelico; le sei stanze dell'appartamento Borgia con le opere di Pinturicchio; le Stanze di Raffaello, affidate da Giulio II al pittore appena venticinquenne.
Lo splendido universo dei Musei Vaticani è frutto quindi dell'unione di altri piccoli mondi, formatisi nel corso dei secoli per opera dei pontefici.
Fanno parte dei Musei la celebre Galleria degli Arazzi - alcuni dei quali eseguiti su disegno di Raffaello - una eccezionale Pinacoteca, con opere di Giotto, Filippo Lippi, Beato Angelico, il San Girolamo di Leonardo e la Trasfigurazione di Raffaello.
Nel 1475 papa Sisto IV commissionò la costruzione di una nuova Cappella Palatina in Vaticano dove ne sorgeva una più antica. L'aula era enorme ma aveva come unica decorazione del soffitto un fondo blu decorato in oro che rappresentava un cielo stellato. Nel 1481 Botticelli, Ghirlandaio, Pinturicchio, Cosimo Rosselli vennero incaricati di realizzare gli affreschi lungo le pareti. Il soffitto con la "volta celeste" rimase fino al 1508, quando papa Giulio II incaricò Michelangelo della nuova decorazione. Una delle sue ultime sue ultime, travagliate opere, è proprio il Giudizio Universale, che costituisce il fondale mozzafiato della Cappella Sistina.
In quattro anni di fatica e tormento, sdraiato sulle impalcature a pochi centimetri dal soffitto, Michelangelo affrescò, da solo, l'intera superficie, ideando uno straordinario articolarsi di finte architetture e scene narrate, nello spettacolare risalto di colori straordinariamente brillanti, che hanno ritrovato l'originaria lucentezza con gli ultimi restauri.
Al centro della composizione spiccano le storie della Genesi - tra cui la celeberrima immagine della Creazione di Adamo - incorniciate da una struttura marmorea tra cui sono raffigurate le coppie di "ignudi", che reggono medaglioni.
Al di sotto vi sono Profeti e Sibille, mentre negli spicchi angolari della volta sono narrati altri episodi biblici. Nelle vele e nelle lunette, infine, sono rappresentati gli antenati di Cristo.
Vent'anni più tardi Michelangelo eseguì un altro capolavoro: il Giudizio Universale, sulla parete di fondo della sala. Qui la scena è magnifica e terribile, il Giudizio è rappresentato in un vortice che ruota attorno alla figura imponente del Cristo giudice supremo, al centro in alto. A destra i beati salgono al cielo, a sinistra i dannati sono trascinati all'inferno, dove li aspettano Caronte e Minosse. Nell'immagine distorta di una pelle scuoiata Michelangelo eseguì il suo autoritratto.
In clima di Controriforma, e in seguito a una deliberazione del Concilio di Trento, nel 1564, le figure inizialmente nude furono ricoperte da Daniele da Volterra - detto "il Braghettone" - che dipinse sulle nudità ritenute scandalose, dei lembi di stoffa. Il restauro del 1993 ha eliminato una buona parte delle cosiddette "braghe".
Ma i Musei Vaticani, dei quali alcune sezioni non sono aperte al pubblico, sono solo una parte degli immensi Palazzi Vaticani, in parte inaccessibili ai "comuni mortali".
L'idea di esaurire una visita accurata in un'unica giornata non è plausibile: l'unica soluzione è affrontare nuovamente la fila chilometrica e ritornarci.
In molti si accontentano di entrare e contemplare parte dello sterminato contenuto, così da dire di essere stati lì, ma un Universo merita molto più tempo per essere conosciuto!
(Virtual panorama author: Panoleku)